dal 1973

(Segue)

 

Quello che giunse nel nostro paese ai principi del ‘900, diffuso dai marinai che lo avevano appreso durante la permanenza di nostre navi da guerra nel mar della Cina, era proprio il ju-jitsu. La prima dimostrazione di questa “lotta giapponese” si ebbe nel maggio del 1908 a Roma, a Villa Corsini: si affrontarono sottufficiali di Marina che pochi giorni ripeterono la loro esibizione nei giardini del Quirinale, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III. Anni dopo fu istituita la cattedra di Ju-jitsu presso la Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica e nel 1924 si costituì la Federazione Jiu-Jitsuyista Italiana (FJJI), nel 1927 trasformata in Federazione Italiana Lotta Giapponese.

Wu-wei è il principio ( della “non azione” o ancor più fedelmente della “ non ingerenza”) taoista su cui si basa il ju-jitsu:è la “capacità di dominare le circostanze senza opporvisi, arrivando a sconfiggere un avversario…usando la sua stessa forza”.

Se Carlo Oletti fu il vero “profeta “ del Judo, per il Ju-jitsu stessa funzione fu svolta da Gino Bianchi,che dal 1946 ripropose in Italia principi e tecniche di questa arte marziale appresa in gioventù in Giappone e Cina.

E da Genova, dove Bianchi viveva, il J-J si diffuse in tutta Italia. Come l’Aikido, anche il Ju-Jitsu non prevedeva momenti agonistici, ma privilegiava la difesa personale, lo studio delle tecniche, dei kata. I Settori (principi base) sono cinque , vengono contrassegnati dalla prime cinque lettere dell’alfabeto e sono composti ciascuno da venti tecniche. Il Settore “A” comprende le azioni elementari che introducono alla conoscenza delle reazioni di un avversario; il Settore “B” tratta le azioni che attraverso lo studio dello sbilanciamento mirano al caricamento,sollevamento e proiezione dell’avversario; il Settore “C” esamina la azioni impostate sulle articolazioni dell’avversario; il settore “D” è dedicato alla azioni impostate sul collo dell’avversario mentre il Settore “E” fonde le azioni di “C” e di “D” mirando alla proiezione dell’avversario.

 

 

CRONISTORIA  del  DOJO DAITO RYU

(scritta nel 1975)

 

PALESTRA : il luogo dove si pratica una qualsiasi attività sportiva.

DOJO : il luogo dove si medita sulla moralità della Disciplina.

 

DAITORYU DOJO

Una realtà “vera”

20.2.1970

A bordo del transatlantico Cristoforo Colombo, della Società Italia S.p.A.n., esisteva un Dojo dell’Arte Marziale Ju.Jitsu.

 

Insegna di tale Federazione Autonoma era A.C.A.M.J. (Accademia Culturale Arte Marziale JU.JITSU) diretta dalla c.n. Bruno Briasco, 1° Dan della specialità impartitagli dal M° Guido Monteverde (oggi c.n. 4°Dan) e specializzatosi sotto la guida di vari Maestri orientali.

Con l’insegnamento sapiente ed esperto di questi ultimi, il (attuale) D.T. del Daitoryu Dojo si è allenato coscienziosamente onde potersi presentare agli esami nazionali indetti dalla F.I.K. (Federazione Italiana Karate) che riconosceva il “nuovo” settore con le Confederate Aiki.do e Ken.do.

 

14.8.1972

Dopo undici anni di sacrificio personale, di cui ben quattro sotto la direzione dei suddetti Maestri, la c.n. Briasco si presenta allo STAGE NAZIONALE di JU.JITSU (tenuto dall’allora D.T. Nazionale M° Rinaldo Orlandi, c.n. 4° Dan) nella ridente cittadina di Populonia (Piombino).

Presentatosi candidato all’esame di c.n. 2° Dan (tenuto in sessione straordinaria a Genova nei locali della Palestra G. Bianchi) sotto la Commissione Tecnica composta dai Maestri Manlio Comotto, c.n. 2° Dan, Angelo Briano, c.n. 2° Dan, Nanni Giorgio, aspirante Maestro c.n. 1° Dan e dall’aspirante M° Anna Gialloreto, c.n, 1° Dan, gli viene invece riconfermato il grado di c.n. 1° Dan Maestro poichè, quel periodo,vi è stata la metamorfosi dei Settori, per cui ogni c.n. dovette studiare il nuovo metodo di “casellazione” delle tecniche; non vi furono pertanto passaggi a Dan superiori. Egualmente felice per il risultato ottenuto, il “Neo-Maestro” Briasco ritorna a bordo della M/n Giulio Cesare.

 

10.3, 1973

Il Daitoryu Dojo si sposta, come Sede Centrale, dai transatlantici a Genova, in locali siti in via Giacomo Biga, 41/43 rosso.

Il “posto” non grande, rappresenta tuttavia per il Maestro — come inizio — un qualcosa di eccezionale : meglio del kodokan di Tokyo !!

La nuova Sede, dopo un mese di febbrili lavori eseguiti dall’improvvisato “idraulico-muratore-pittore-imbianchino-tappezziere-rifinitore” Briasco, apre finalmente le “porte” ai numerosi adepti della zona, ansiosi di misurare le loro capacità con i neo-neofiti.

 

Iniziano le prime lezioni tenute a ‘porte aperte” e seguite da un pubblico (sempre più numeroso) profano, ma attento spettatore scettico e meravigliato nel contempo, di un’Arte di cui ignorava l’esistenza ma che comincia ad apprezzare.

Purtroppo, a meno di un mese dall’apertura, il neo-atleta Domenico Camaioli si infortuna ad un braccio, per cui si stabilisce un rapporto di isolamento tra i “pulcini” della zona che avrebbero voluto partecipare, ma che la paura — più che comprensibile — dei genitori, impedisce di aggregarsi all’ormai solo atleta rimasto : il piccolo Stefano Sala. Fiducioso, egli continua a studiare con il suo ‘esclusivo’ Maestro, il quale concentrando lo sforzo su tale alunno, lo promuoveva, ad oltre un anno di distanza, istruttore del Gruppo “Speranze” (attualmente nutrito), dato il livello tecnico più che soddisfacente raggiunto dal  primo discepolo daitoriano”.

 

26- 9-1973

Il M° Briasco si presenta allo “Stage Nazionale” della F.I.K. (obbligatorio per tutte le c.n.) candidato all’esame (finalmente !!) di 2° Dan. Lo accompagna l’Insegnante Tecnico Sociale M° Anna Gialloreto che egli ha avuto modo di apprezzare e con la quale si è preparato per sostenere l’esame suddetto.

Superata la ‘prova’ e fregiatosi del ‘Ni.Dan” (peraltro mai cucito sul Kimono … scuola impartitagli dai Maestri orientali che dicono sempre … “devono giudicarti dal Tuo saper fare, non dai fregi che porti cuciti come bandiere al vento …” fa ritorno in sede con il M° Anna Gialloreto, la quale supera nello stesso stage l’esame a Maestro e quindi con diritto di indossare i calzoni neri ad Essi stabiliti.

Gli allievi, a fine lezione, conferiscono un presente ai due Maestri che tanto fecero per loro, in segno di stima.

Iniziano cosi i primi scambi tecnici tra sedi e sedi.

La “rottura’ del ghiaccio si ha all’Athletic Club del M° A. Briano a Savona. Il Daitoryu è presente con gli atleti: Manlio Burlando, Lucio Zappia, Enrico Valle, Santo Isola.

Nessun trionfatore ma molta, molta esperienza per tutti.

Si comincia ad intravvedere all’orizzonte Isola che, pur perdendo, inizia a «far parlare di sé”.

Risultato finale: Lucio Zappia 2° classificato — Manlio Burlando 9° classificato — Santo Isola ed Enrico Valle non classificati.

Immediatamente dopo la gara, Zappia deve partire per impegni di lavoro sui transatlantici italiani, anche per continuare l’opera iniziata nel ’70 dal M° Briasco come conduttore dei gruppi sportivi ‘naviganti’.

Purtroppo, poco dopo anche il D.T. del Daitoryu deve partire con la orchestra alla volta di Valparaiso (Chile) ed il Dojo è quindi affidato al M° Gialloreto. In questo periodo, la Shiro Saigo organizza una manifestazione di propaganda alla quale il Daitoryu si distingue bene con gli atleti Mauro Burlando e Roberto Meloni (Bravissimi)

 

1-7-1974

Manifestazione indetta dalla palestra Fujiama diretta dal M° Rinaldo Corsiglia, c.n. 3° Dan, al Palazzetto Comunale di Via Cagliari

E’ la volta dell’atleta Ketty (Caterina Morelli) che con Meloni presenta il settore Ju.Jitsu (B e D.). a far da spalla ai due atleti è il M° Briasco che si esibisce in un saggio di autodifesa con il M° Canale, riscontrando il plauso di tutti i presenti intervenuti alla manifestazione e portando  a casa … una coppa di partecipazione.

I Daitoriani cominciano a farsi sentire dalle altre Società ed a distinguersi per la loro preparazione atletica. Frutto di tanto paziente lavoro nel quale il Maestro mira particolarmente ad imprimere il suo stile personale, la “sua” impronta di Kamikaze (come è stato definito da atleti di altre palestre) è :il risultato raggiunto nel recente campionato nazionale per categoria catalogato come “Trofeo Primavera e Propaganda”. importantissima questa prima in quanto è la prima vera gara a livello federale alla quale il Daitoryu si presenta. Nell’aria si”sentono”chiaramente le tensioni dei partecipanti, ma non per questo rinunciatari di fronte agli ormai collaudati avversai

Buco nell’acqua con i “baby” ! : Il primo dei bambini (Rotella) si classifica 25° (su 121 partecipanti), seguito a breve distanza da Sala, Monachello e Segalerba. Ciò è servito da sprono ai Seniores e Juniores che si presentano sulla area del tappeto più agguerriti che mai.

 

Classifica finale

Juniores :

1° Roberto Meloni categoria 0/53

4° Rosario Zappia ” 68/oltre

Seniores :

3° Italo Fiorato ” 0/68

5° Santo Isola 0/68

 

Classifica per società

1° : Daitoryu di Genova

2° : Freccia Azzurra di Sassari

3° : Javara di Genova

E’ col cuore stracolmo di gioia (di unito al Maestro che lasciava intravedere i suoi occhi umidi … e la Sua solita frase “Potevate far meglio …’) che abbiamo “portato” a casa una medaglia d’oro, una di bronzo ed un’enorme medaglia come Società. Il lavoro di tanti e tanti mesi cominciava a dare i suoi primi. frutti ed ora anche gli atleti cominciano a capire lo stressante allena mento portato sino all’esasperazione dal Maestro.

 

21/25- 9 -1974

2° Stage di Porto Recanati.

Compositore dell’Inno al Budo (l’Avvocato Augusto Ceracchini) Presidente Federale, oltre che appoggiare, finanzia la stampa di ben 600 dischi da distribuire a tutti i partecipanti al raduno iniziatosi con l’esecuzione di tale Inno), il nostro Maestro esordisce allo ‘Stage’.

 

Al suo ritorno ricominciano le lezioni alle quali ora si aggiungono quelle di “studio morale” e psichico che, di unito a quello tecnico sul tatami, porteranno l’adepto ad una completezza fisica e spirituale.

 

Il Daitoryu, oltre che Dojo, è Comunità, assieme di persone che cercano di euguagliarsi e superarsi vicendevolmente per il meglio verso il prossimo.

Molti si sono chiesti la definizione di “DAITORYU AIKI JUJITSU” di cui la nostra scuola porta il nome.

La più vicina delle varie definizioni che gli si attribuiscono è la seguente: “Raccolta di TECNICHE SEGRETE” il cui primo iniziatore fu, in un lontano secolo, Sokaku Takeda, Maestro, tra l’altro, del Prof Uejshiba.

 

E’ a tal fine che il Maestro Briasco, affascinato cultore della vita orientale e un poco conoscitore della sua storia, racchiuse, dopo anni di studio, denominandoli R.S.T. che vogliono appunto significare “Raccolta di Tecniche Segrete”, molte delle quali impartitegli dai maestri orientali con i quali ha studiato per vario tempo e studia tuttora nelle sue non rare fughe…all’estero!

Questa è la cronistoria di una sede come il Daitoryu, un Dojo che vuole essere di distinzione agli altri, senza peraltro oscurarne i pregi, ma che vuole essere ad immagine e somiglianza del suo fondatore. Il motto del M°  Briasco deve quindi esserci da sprono e sentirselo risuonare sempre nella mente per la migliore ricerca della perfezione, sia essa tecnica o morale… “Potevi far meglio!” (e si deve fare…!)

 

ed ora…

 

BUON LAVORO!