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CHE COS'E' L'HAKKO RYU JU JUTSU


L' Hakko Ryu è uno stile di Ju Jutsu fondato il 1 giugno 1941 da Ryuho Okuyama (1902 - 1987), in Giappone. Dopo avere studiato il Daito Ryu Aiki Ju Jitsu con Tokimune Takeda e la medicina tradizionale giapponese con il Dr. Hirata, Ryuho Okuyama creò il suo proprio metodo, un stile grandemente influenzato dallo Shiatsu( medicina tradizionale giapponese). Ryu significa scuola, Hakko significa ottava luce, in riferimento all'ottavo colore dello spettro solare, l'ultravioletto, invisibile al occhio nudo, ma il cui potere di penetrazione è uguale ai danni che causa. I maestri giapponesi spiegano, da un punto di vista esoterico, che la reale efficacia è invisibile e che viene dell'interno. L'Hakko Ryu e' stato concepito per l'applicazione di pressioni sui keiraku ( meridiani del corpo) per causare un dolore intenso ma non distruttivo e per fermare la volontà dell'aggressore. Lo scopo delle tecniche del Hakko Ryu è di neutralizzare, controllare e scoraggiare un aggressore con le tecniche che associano il minimo sforzo al massimo dell'efficacia, l'Hakko Ryu infatti insegna tecniche ideate in modo che l'aggressore sconfigga se' stesso, mentre chi si defende non da un grande sforzo. Ryuho Okuyama ha creato il suo metodo sulla teoria che l'applicazione della tecnica può superare gli attacchi in un contesto di autodifesa. La capacità di controllare al tempo stesso l'aggressore e la situazione sono l'essenza dell' Hakko Ryu.

       L'insegnamento dell'Hakko Ryu Ju Jutsu si articola su tre livelli:




Scuola dell'Ottava Luce, in giapponese Hakko Ryu, incarna l'energie ed il colore che la rappresenta simbolicamente e' il viola; attraverso tecniche mirate in determinati punti del corpo (leve, chiavi, torsioni, chiusure, pressioni) si vanno a stimolare determinati meridiani creando effetti positivi (se l'esecuzione e' con lieve pressione) o conseguenze devastanti (se praticate con pressioni esagerate) agli organi corrispondenti. Lo studio dell'Hakko Ryu si puo' praticare contemporaneamente ed in parallelo (migliorandola) alla pratica della propria arte e chiaramente l'apprendimento non e' particolarmente complicato per chi e' gia' esperto di arti marziali, e puo' dare grandi soddisfazioni, anche curative, a chi lo volesse iniziare.
Il Ju-jitsu (arte della cedevolezza) fa parte della nostra Federazione dal 1931 quando assorbì la Federazione Lotta Giapponese; dal 1971 come disciplina associata e dal 1985, come l’Aikido, autonomamente inserito nelle attività federali. Il Ju-jitsu merita addirittura diritti di primogenitura, essendo la matrice da cui nasce ogni nostra conoscenza ed evoluzione delle arti marziali in Italia. Quello che giunse nel nostro paese ai principi del ‘900, diffuso dai marinai che lo avevano appreso durante la permanenza di nostre navi da guerra nel mar della Cina, era proprio il ju-jitsu. La prima dimostrazione di questa “lotta giapponese” si ebbe nel maggio del 1908 a Roma, a Villa Corsini: si affrontarono sottufficiali di Marina che pochi giorni ripeterono la loro esibizione nei giardini del Quirinale, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III. Anni dopo fu istituita la cattedra di Ju-jitsu presso la Scuola Centrale Militare di Educazione Fisica e nel 1924 si costituì la Federazione Jiu-Jitsuyista Italiana (FJJI), nel 1927 trasformata in Federazione Italiana Lotta Giapponese. Wu-wei è il principio ( della “non azione” o ancor più fedelmente della “ non ingerenza”) taoista su cui si basa il ju-jitsu:è la “capacità di dominare le circostanze senza opporvisi, arrivando a sconfiggere un avversario…usando la sua stessa forza”. Se Carlo Oletti fu il vero “profeta “ del Judo, per il Ju-jitsu stessa funzione fu svolta da Gino Bianchi,che dal 1946 ripropose in Italia principi e tecniche di questa arte marziale appresa in gioventù in Giappone e Cina. E da Genova, dove Bianchi viveva, il J-J si diffuse in tutta Italia. Come l’Aikido, anche il Ju-Jitsu non prevede momenti agonistici, ma privilegia la difesa personale, lo studio delle tecniche, dei kata. I Settori (principi base) sono cinque , vengono contrassegnati dalla prime cinque lettere dell’alfabeto e sono composti ciascuno da venti tecniche. Il Settore “A” comprende le azioni elementari che introducono alla conoscenza delle reazioni di un avversario; il Settore “B” tratta le azioni che attraverso lo studio dello sbilanciamento mirano al caricamento,sollevamento e proiezione dell’avversario; il Settore “C” esamina la azioni impostate sulle articolazioni dell’avversario; il settore “D” è dedicato alla azioni impostate sul collo dell’avversario mentre il Settore “E” fonde le azioni di “C” e di “D” mirando alla proiezione dell’avversario.
lo studio del Koho Taiso (tecniche di rilassamento e di difesa)
lo studio dello Yawara (tecniche di difesa)
lo studio dello Shiatsu (tecniche di massaggi terapeutici mediante la pressione sui meridiani)
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